Gigaband Society: ecco come telco e produttori gettano le fondamenta della società del futuro

Gigaband Society: ecco come telco e produttori gettano le fondamenta della società del futuro

Dall'Ultra-Broadband Forum 2016 di Francoforte, evento che vede Huawei impegnata in prima linea, emerge una catena di pensiero decisamente chiara:
1- Lo sviluppo delle tecnologie di connettività a banda

larga (in termini di velocità, copertura, accessibilità) sarà un aspetto chiave per la crescita a livello globale, ma soprattutto per rendere questa crescita maggiormente sostenibile.
2- Per rendere questo sviluppo possibile sono necessari investimenti di grandi dimensioni nei prossimi anni, nell'ordine dei 400/500 miliardi di dollari l'anno.
3- Le Telco non possono sopportare il peso di questi investimenti da sole: servono interventi pubblici, ma è altrettanto necessario che gli investimenti privati riescano a trasformarsi in breve tempo in fonte di revenue.
4- Una delle fonti di ricavi i cui l'industria delle telecomunicazioni crede maggiormente è quella dei video. Diversi trend stanno mettendo sempre più al centro delle comunicazioni i video e questa è un'opportunità per Telco e operatori per offrire servizi a valore aggiunto, in grado di generare ricavi.

Senza la banda larga si rischia di non raggiungere gli obiettivi prefissati di PIL a livello globale

In sintesi lo sviluppo delle tecnologie di connettività guidato dalla sempre più ampia diffusione dei video è in grado di innescare una cascata positiva di investimenti: è questo il pensiero dominante della convention tedesca. Sviluppare la banda larga del 10% può aumentare il PIL mondiale del 1,5% all'anno nei prossimi anni (o al contrario il mancato sviluppo può apportare danni all'espansione del prodotto interno lordo globale). Secondo molti analisti solo lo sviluppo di servizi basati sui video può spingere a fare investimenti di questo livello.

Nel mondo abbiamo già 7,1 milardi di dispositivi connessi alla rete, più di uno a testa per ogni persona della popolazione mondiale, ma ci sono ancora 2 miliardi di persone a cui manca totalmente una qualunque connessione alla rete. Questo numero è in calo negli ultimi anni (l'anno scorso faceva segnare 4 miliardi di persone), ma per continuare su questa strada gli investimenti devono crescere. Molti paesi a livello mondiale hanno messo la banda larga tra le priorità delle strategia nazionale: la chiave è non solo fare grossi investimenti, ma anche creare un ambiente positivo per gli investimenti privati, con un chiaro riferimento all'aspetto legislativo e alla sua semplificazione.

Il mercato IPTV qualche anno fa sembrava una scommessa persa, ma negli ultimi tempi le cose sono cambiate in modo netto: da un lato diverse tecnologie sono riuscite a convergere e a rendere l'esperienza utente più semplice e piacevole, dall'altro i fornitori di contenuti hanno cambiato strategia. Ora che le TV sono direttamente connesse alla rete Wi-Fi, senza richiedere altri apparecchi o lughi cavi in giro per casa, è molto più semplice godere dei contenuti della rete sul proprio schermo da 55" e più pollici. L'allargamento della banda ha poi contribuito a portare contenuti di maggiore qualità nelle case dei consumatori. Fondamentale è stata però la nuova strategia per i fornitori di contenuti: le piattaforme IPTV ora non sono più un clone della TV via etere, ma fanno leva su cataloghi molto ampi, su serie dedicate ed esclusive, sul concetto di 'on-demand' e soprattutto su una qualità video maggiore di quella che riesce ad arrivare via etere nelle case delle persone. HD, Full HD, 4K, HDR sono elementi con cui in contenuti si differenziano e riescono a diventare anche un modo per i fornitori di servizi (rete+contenuti) per segmentare l'offerta e aumentare i ricavi sulle fasce 'Premium'.

La realtà virtuale addirittura richiederà una connessione in grado di trasportare dati a 1GB/s

Per i fornitori di connettività che hanno sposato l'approccio ibrido offrendo anche contenuti (IPTV) ora è più facile vendere servizi a valore aggiunto con le etichette come '4K', molto più facile di quando le offerte erano semplicemente basate su dei freddi numeri relativi alla banda. Per essi è più semplice richiedere un sovrapprezzo per un'offerta con video 4K inclusi, rispetto a vendere la stessa offerta dicendo semplicemente che offre una banda di un certo quantitativo di megabit al secondo. Nonostante questo la crescita della domanda di banda, e di conseguenza i costi, prosegue a un ritmo maggiore della capacità delle aziende di generare ricavi dai servizi. La realtà virtuale è un tema di cui tutti parlano e un oggetto del desiderio per molti: si tratta però di un servizio che arriverà a richiedere addirittura una connessione in grado di trasportare dati a 1GB/s. Facile intuire che, requisiti hardware a parte, non sia una tecnologia che sta proprio dietro l'angolo se parliamo della sua incarnazione più completa, quella connessa al web in tempo reale.

Istanze di questo genere pongono delle serie sfide a tutta l'industria delle telecomunicazioni, che deve ripensare in modo profondo la sua struttura e quella delle sue reti. Ma anche i governi devono fare la propria parte. L'opinione di Matthias Kurth, Presidente della European Cable Operators Association, l'associazione dei provider di servizi TV via cavo, è chiara: i governi devono lasciare che siano il mercato e le aziende a guidare lo sviluppo, senza mettere paletti decidendo a priori quali siano le tecnologie da adottare. "Le aziende conoscono meglio quali tecnologie sono efficienti e sostenibili dal punto di vista degli investimenti. Se avessimo risorse illimitate potremmo portare la fibra in tutte le case in dieci anni, ma le nostre risorse sono limitate, dobbiamo utilizzarle nel mondo più efficiente possibile". L'infrastruttura backhaul di trasporto della TV via cavo, ad esempio, è già in fibra e i servizi di quest'ultima coprono, nel caso della Germania, 6,6 milioni di case, a differenza della FTTH (Fiber-to-the-Home) che ne raggiunge solo 277.00. Si tratta oggi di guardare con atteggiamento più 'agnostico' alle connessioni e sfruttare al meglio le infrastrutture già presenti, ripensando anche in modo più efficiente il tema dell'ultimo miglio, che ormai in realtà è definibile come il tema degli ultimi metri.

Houlin Zhao, Co-Vice Chair Broadband Commission e Segretario Generale ITU, ha dichiarato nel suo speech d’apertura: “Credo fermamente che le reti a banda ultralarga, così come i relativi servizi e le applicazioni, offriranno opportunità senza precedenti nei campi della sanità, istruzione, risorse umane, trasporti, agricoltura, servizi commerciali e della pubblica amministrazione, promuovendo la crescita dell’economia globale. Nel ventunesimo secolo, le reti a banda ultralarga diventeranno sicuramente un’infrastruttura fondamentale come le strade, le ferrovie, l’acqua potabile e le reti di energia elettrica”. Sulla stessa linea si è mosso l'intervento di Eric Xu, Deputy Chairman of the Board e Rotating CEO di Huawei. I servizi video possono essere la base del futuro degli operatori se questi ultimi saranno in grado di farne il fulcro della propria offerta e non considerarli solo uno dei tanti servizi da offrire. “Gli operatori hanno già adottato soluzioni di ultima generazione nell’industria video e hanno una strategia ben sviluppata in questo campo, pensata per guidare la crescita dei servizi, aumentare il numero dei clienti con banda ultralarga e il fatturato medio per utente (ARPU), invece di posizionare il video come semplice servizio a valore aggiunto” - queste le parole dell'attuale CEO a rotazione del colosso cinese. Questo punto chiave della filosofia di tutto l'evento è anche il motivo fondamentale che vede Huawei come organizzatore della convention: il colosso cinese vuole proporsi agli operatori come un partner a tutto tondo, come un 'Enabler' in grado di fornire un supporto a 360° per l'implementazione delle reti del futuro.

Huawei vuole andare oltre il suo solito ruolo di fornitore di soluzioni hardware e software per gli operatori, diventanto un facilitatore e offrendo consulenze e competenze, studiando modelli di sviluppo, offrendo conoscenza dettagliata del panorama legislativo dei diversi paesi nei quali operano i provider, aggregando contenuti, fornendo una piattaforma cloud convergente che possa rendere più semplici le varie operazioni e infine facendo investimenti importanti anche nel campo del middleware e dei set-top-box per fornire soluzioni complemente chiavi in mano.

Interessante il punto di vista di David Wang, Presidente della Fixed Network Product Line di Huawei, che abbiamo incontrato a una tavola rotonda coi giornalisti e a cui abbiamo posto qualche domanda. "Quello che ci attende nei prossimi anni è la 'Gigaband Society', una società in cui le reti in grado di trasportare 1Gbps saranno alla base di tutti i servizi. Il video rappresenterà la base di essi, il mondo dell'Internet of Things rappresenterà la porta d'ingresso e il Cloud sarà talmente integrato da dover essere dato per scontato". In questo scenario, come già detto, gli operatori dovranno essere in grado di trasformarsi da fornitori di connettività a provider di servizi, questo è l'unico modo per sopravvivere in un panorama in cui il costo medio delle connessioni (in €/MB) è in costante calo. Al centro di tutto dovrà esserci l'esperienza utente: tutta la macchina funzionerà se effettivamente i vari servizi avranno la capacità di semplificare la vita delle persone e rendersi in qualche modo 'indispensabili'.


In questo scenario Huawei ha presentato la sua visione, che prende il nome di FMC 3.0. Fixed Mobile Convergence, questo il significato dell'acronimo. Negli anni questo mantra del colosso cinese si è trasformato: se inizialmente era un approccio votato alla massima convergenza tra connessioni fisse e mobili, ha visto nella sua incarnazione 2.0 l'aggiunta dei contenuti come tassello fondamentale. Ora per affrontare le sfide della Gigaband Society il Cloud diviene un ulteriore tassello fondamentale. Cloud a tutti i livelli, anche quelli che si spingono in profondità nell'infrastruttura stessa della rete: le aspettative di Huawei in tal senso sono tali da spingere gli executive del colosso cinese a parlare di cloud defined network come passaggio evolutivo delle software defined network di cui si parla oggi.

La domanda che in molti si stanno ponendo è: "Sono davvero un tassello così fondamentale i video in questo scenario?" La risposta è certamente un . Se proviamo a immaginare il mondo del futuro, quello che ci aspetta dietro l'angolo, molte delle innovazioni non possono prescindere dal mezzo video. La realtà virtuale è il primo esempio: la dobbiamo pensare applicata non solo all'intrattenimento, ma a tutti i campi professionali, dal controllo remoto di mezzi in aree pericolose e critiche alla telemedicina, dalla telepresenza in ambito aziendale alla videosorveglianza di case, capannoni, cantieri. Requisito fondamentale è che le reti siano veloci, ma anche affidabili: in questo tipo di scenario non è contemplata la clessidra che gira a schermo in attesa del buffer di un video, esperienza che oggi caratterizza ancora aspetti più semplici come il videostreaming ai fini ludici o di intrattenimento. Da qui discende il tema della convergenza e dell'eventuale ridondanza: reti fisse e mobili devono saper operare all'unisono, instradando i dati per la via man mano più veloce, sicura e affidabile a seconda delle condizioni, senza che dal lato utente ci sia la possibilità nemmeno di accorgersene. Sapranno le telco, gli operatori e i produttori rispondere a queste esigenze nel giro di meno di 5 anni?


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