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Il tema dell’esplorazione spaziale è, dopo un lungo periodo di stallo, tornato a essere centrale e di grande interesse per il pubblico e per il mondo delle aziende. HP Enterprise (HPE),

la costola di HP specializzata in hardware e software per il mondo delle imprese, ha annunciato di aver inviato un supercomputer a bordo della ISS con un razzo di SpaceX per capire come adattare al meglio questi sistemi alle dure condizioni dello spazio.

La ISS opera nell’ambito dell’orbita terrestre bassa, che implica una minore esposizione alle radiazioni rispetto allo Spazio profondo grazie al “filtro” della magnetosfera terrestre. Nonostante ciò, le sfide da sostenere sono comunque notevoli: il livello di radiazioni è superiore rispetto a quello presente sulla superficie della Terra, l’alimentazione e il raffreddamento non sono costanti come in un datacentre, c’è un bombardamento di particelle subatomiche e così via.

L’obiettivo di HP è studiare le condizioni in cui il computer dovrà operare e cercare delle soluzioni, sia hardware che software, per garantire il massimo tempo di uptime in previsione di missioni verso lo Spazio esterno – ad esempio verso Marte – dove l’affidabilità è il parametro fondamentale. Al momento il supercomputer è un sistema Apollo 40 “off-the-shelf” (ovvero senza modifiche specifiche all’hardware) la cui unica differenza rispetto ai sistemi impiegati sulla Terra è la presenza di un contenitore per l’hardware raffreddato a liquido e di software pensato per analizzare e correggere le problematiche dettate dall’ambiente.

Come sempre quando si parla di applicazioni spaziali, anche in questo caso HPE punta a ottenere dei benefici per i prodotti che saranno impiegati sulla Terra: non solo l’azienda punta a migliorare l’affidabilità dei propri server, ma anche a ottenere preziose informazioni che possano essere riutilizzate in altri campi (la schermatura dalle radiazioni di sistemi elettrici ed elettronici è solo uno dei tanti possibili esempi).

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