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Il Bel Paese festeggia proprio in questi giorni un importante anniversario. Era il 30 aprile del 1986 quando l’Italia si collegò per la prima volta alla rete. Per celebrare i 30 anni di Internet, il premier, dalla sua Toscana, lancerà il primo bando sulla banda larga. Un annuncio che potrebbe fare epoca o, quantomeno, cambiare la disastrosa situazione della rete nel nostro paese.

Nonostante l’Italia sia stata una pioniera del web, infatti, negli anni ha decisamente perso il suo primato. Le statistiche collocano il nostro paese al quart’ultimo posto in Europa per la diffusione e l’utilizzo della rete: “Ci vuole una somma di sforzi per diffondere sensibilità e pratica dei temi che riguardano il digitale. Possiamo recuperare terreno ma c’è bisogno di uno sforzo a tutti i livelli, anche nelle scuole. In Italia bisogna mettere in piedi una gestione ‘multistakeholder’, cioè una sinergia tra governo, privati, settore tecnico e società civile. E’ stato promesso dal Ministero per lo sviluppo economico ma non si è ancora fatto, bisogna spingere su questo”, ha dichiarato Stefano Trumpy, che 30 anni fa era alla guida del Cnuce, il Centro universitario per il calcolo elettronico del CNR.

Fu proprio in un laboratorio del Cnunce che partì il primo segnale, diretto alla stazione di Roaring Creek, in Pennsylvania. “Non immaginavamo che da lì sarebbe partito un processo che ha portato tre miliardi di persone a collegarsi nel mondo e che quello fosse l’inizio della società dell’informazione”, ha dichiarato Trumpy all’ANSA. La notizia su quello che sarebbe stato l’inizio della rivoluzione digitale passò però decisamente in sordina, messa in ombra dal disastro di Chernobyl, avvenuto pochi giorni prima. Oggi si spera di essere all’inizio di una seconda rivoluzione, che riporti l’Italia ai fasti di 30 anni fa.

 

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