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Nelle scorse settimane la NASA ha gettato le basi per la creazione di una rete internet per il Sistema Solare attraverso l’implementazione di un servizio operativo DTN (Delay/Disruption Tolerant Networking) sulla

International Space Station (ISS). Il servizio aiuterà ad automatizzare e migliorare la disponibilità di dati per i ricercatori che lavorano nella stazione spaziale grazie ad un uso più efficiente della bandwidth a disposizione. La tecnologia potrà essere utilizzata anche a terra all’interno di situazioni particolari.

La tecnologia utilizzata dalla NASA per la ISS è estremamente efficace per gli scopi dell’agenzia, soprattutto considerando le difficoltà nelle trasmissioni di dati che avvengono nello spazio. Per condividere informazioni fra la Terra e le varie stazioni orbitali bisogna farlo in un lasso di tempo ben specifico, caratteristica che naturalmente influisce sulla complessità delle informazioni che possono essere scambiate fra le varie parti. DTN funziona in modo che l’organizzazione delle trasmissioni sia automatizzata e quindi molto più efficace.

DTN stabilisce una rete “store and forward” che consente di archiviare bundle parziali di dati in nodi fino a quando gli stessi possono essere inoltrati al destinatario o ritrasmessi. Il sistema può funzionare sia con stazioni terrestri e orbitali, che per comunicazioni fra diversi pianeti. Il funzionamento differisce sensibilmente dai protocolli internet tradizionali, i quali richiedono che tutti i nodi del percorso di trasmissione siano disponibili nello stesso momento per far sì che il trasferimento di dati sia effettuata con successo.

La tecnologia è stata implementata sulla ISS all’interno del TReK (Telescience Resource Kit), una suite software che i ricercatori utilizzano per trasmettere e ricevere i dati fra i centri operativi e la stazione. La nascita del servizio stabilisce l’inizio dell’uso della stazione come nodo nel nascente Solar System Internet, con la tecnologia che può essere utile anche sulla Terra ad esempio in aree geografiche colpite da disastri di vario genere in cui i sistemi di comunicazione tradizionali non sono temporaneamente affidabili.

Per realizzare il nodo sulla ISS la NASA ha collaborato con uno dei “padri di internet”, Vinton G. Cerf, vice president e chief internet evangelist di Google: “La nostra esperienza con la DTN sulla stazione spaziale ci porta a pensare ad ulteriori applicazioni anche sulla Terra, soprattutto per le comunicazioni mobile in cui le connessioni possono essere discontinue e poco affidabili”, ha dichiarato Cerf. “In alcuni casi la carica residua di batteria potrebbe essere un problema e i dispositivi potrebbero dover posporre le comunicazioni fino a che la carica sia adeguata”.

Nozioni, secondo Cerf, che sono molto importanti in prospettiva dell’ondata dei dispositivi IoT in corso. La NASA ha collaborato anche con la Internet Research Task Force (IRTF), il Consultative Committee for Space Data Systems (CCSDS) e la Internet Engineering Task Force (IETF), al fine di standardizzare le reti DTN e garantirne un più massiccio uso anche sulla Terra. Inizialmente le implementazioni saranno disponibili al pubblico come open-source, in modo che la community di sviluppatori possa dare il proprio contributo per l’evoluzione della tecnologia.

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