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Dal momento del passaggio al digitale l’evoluzione dei sensori stata costante e ha portato ogni volta frutti che pochi anni prima sembravano impossibili. Risoluzioni fino a 50 megapixel su una

fotocamera reflex e sensibilit che arrivano a essere misurate in milioni. Dai CCD si passati in gran parte ai CMOS, ma la nuova frontiera gi alle porte e vede Panasonic e Fujifilm in prima linea. Stiamo parlando del sensore ‘organico’ che utilizza elementi non solo basati sul silicio, ma anche sulla chimica del carbonio. In pratica al posto dei fotodiodi in silicio viene posizionato nel sensore uno strato di materiale organico fotosensibile, che opera da raccoglitore di fotoni; sotto di esso viene posto uno strato in silicio, costruito con le classiche tecniche CMOS in grado di operare come raccoglitore di carica. In questo modo le funzioni di conversione fotoelettrica e quelle di lettura del segnale possono operare su circuiti diversi, con possibili applicazioni molto interessanti. Ad esempio possibile variare in modo semplice la tensione dello strato fotosensibile organico, modulandone la sensibilit, senza andare a creare i problemi che l’amplificazione porta nei fotodiodi, che racchiudono in s stessi sia la parte di fotoconversione, sia quella di lettura del segnale. Fujifilm coinvolta nel progetto nello sviluppo dello strato organico fotosensibile.

Lo strato organico ha poi caratteristiche che lo rendono nativamente pi performante nel design mostrato da Panasonic, riuscendo a raccogliere fotoni con angoli di incidenza anche di 60, mentre gli attuali sensori tradizionali arrivano a 30/40 in genere. Lo strato organico pu essere utilizzato per strutture particolari, come una di quelle proposte da Panasonic che per ogni pixel include due differenti tipi di celle: una ad alta sensibilit, l’altra ad elevato livello di saturazione. In questo modo possibile arrivare a una gamma dinamica di 123dB su singola esposizione (100 volte quella di un normale sensore), un risultato che i sensori tradizionali possono ottenere solo combinando diverse esposizioni, una tecnica che non permette la ripresa di immagini in movimento.

Anche nella versione a cella singola il sensore organico dovrebbe risultare molto pi sensibile e, grazie alla separazione dei circuiti di conversione e di raccolta del segnale, abilitare in modo molto semplice il cosiddetto global shutter ‘spegnendo’ interamente lo strato di fotoconversione, mentre quello sottostante continua la sua lettura in modo tradizionale. In questo modo si elimina in modo semplice il l’effetto rolling shutter, che rappresenta oggetti in movimento con evidenti distorsioni a causa del metodo di lettura (ad esempio riga per riga) dei sensori.

Panasonic si spinta ancora pi in l e tramite l’esposizione a sensibilit variabile dichiara di porter dare ai sistemi la capacit di registrare la direzione di un movimento con una multiesposizione a sensibilit variabile: come reso evidente dalla figura della pallina in movimento sapendo la sequenza di esposizione (prima bassa e poi alta) possibile capire che la pallina si sta muovendo da sinistra verso destra. Tale funzione potrebbe diventare molto interessante per l’intelligenza artificiale delle macchine a guida autonoma, uno dei mercati di sbocco pi interessanti per questo tipo di tecnologia a sensore organico, vista la sua capacit di vedere al buio, laddove i tradizionali sensori non hanno sufficiente sensibilit. Oltre al sensore organico Panasonic ha sviluppato anche un sensore APD-CMOS che usa ‘photodiodi a valagna’ (avalanche photodiodes) in grado di moltiplicare 10.000 volte il segnale per riprendere immagini fino a 0,01 lux. Nikkei riporta la speranza dei costruttori di auto di avere versioni commerciali dei dispositivi gi per il 2020.

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